Antonio Ricci, parole al vetriolo per Achille Lauro

Quando si parla di Achille Lauro, non esistono mezze misure: o lo si ama o lo si odia.

E del resto il cantante porta sempre tutto all’eccesso, alle estreme conseguenze, che si parli di musica, di arte o di vita privata.

Ammirato dai giovanissimi, è riuscito a diventare un “trapper” capace di esprimere con le sue canzoni tutte le incomprensioni giovanili, la voglia di fare, di rivoluzionare, di non arrendersi dinanzi a nulla.

Una persona “vera”, partita “da zero”: questo dicono i suoi fans, ma non è affatto d’accorso Antonio Ricci.

Ed il patron di Striscia la Notizia, in un’intervista al Corriere della Sera, non ha lesinato parole al vetriolo: “Non lo trovo sincero. Penso sia un ottimo prodotto di marketing, un perfetto indossatore per Gucci. Per fare il trapper raccontava nelle interviste di essere cresciuto nella miseria, tra droga e carcere. Appena arrivato al festival di Sanremo, per allargare il suo pubblico, ha spacciato la sua canzone sulla droga Rolls Royce come se fosse la rilettura della Balilla di Giorgio Gaber. Abbiamo avuto cantanti e poeti che hanno apertamente scritto opere sull’argomento droga, sinceramente e senza problemi. Lui, appena annusato l’odore del quattrino, si è genuflesso a Gigi Marzullo. Un vero “maledetto” doc. È riuscito a sostenere che il suo album “Dio c’è” sia una riflessione religiosa, quando invece è l’acronimo di DrogaInOfferta CostiEconomici. Ha ricevuto pure il plauso dell’Avvenire. Quest’anno è venuto fuori che suo padre è un magistrato di Cassazione e che andavano in vacanza a Cortina. Non vorrei offendere, ma, secondo me, è assolutamente etero, fa finta di essere trisessuale, solo per essere più trendy”. 

foto@Wikipedia

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