Malattie sessualmente trasmesse, in Italia è boom di Epatite A

Il termine MST (malattie sessualmente trasmesse) identifica un gruppo di malattie che si trasmettono da un soggetto all’altro durante il coito o il sesso orale, che rendono conto di circa un milione di contagi al giorno nel mondo.

Le MST vengono anche chiamate malattie veneree o IST. Gli operatori sanitari preferiscono parlare di “infezioni” piuttosto che di “malattie”, perché è possibile che un soggetto, benché asintomatico, sia portatore di batteri o virus e necessiti di trattamenti. La comunità scientifica ha identificato oltre 20 diverse MST/IST.

Alcune malattie sessualmente trasmissibili causano infiammazione (p.es., nella gonorrea o nell’infezione da clamidia) o ulcerazione (p.es., nell’herpes simplex, la sifilide, o l’ulcera molle), che predispongono alla trasmissione di altre infezioni (p.es., HIV).

Nel 2017 è stata registrata un’ampia epidemia di epatite A che ha colpito gran parte dell’Europa e che in Italia ha raggiunto le proporzioni maggiori con un’incidenza pari a 6,9 casi per 100.000 abitanti. Ben 3.426 casi segnalati. Le regioni più colpite, Lombardia (778) e Lazio (562). La maggior parte dei casi ha riguardato maschi adulti tra i 25 e i 54 anni, in particolare esposti a rapporti con persone dello stesso sesso: dati che hanno indotto a considerare l’epatite A come una vera malattia a trasmissione sessuale.

I dati sono stati diffusi in occasione della decima edizione di Icar (Italian Conference on AIDS and Antiviral Research), evento che si è aperto nelle scorse ore a Roma e proseguirà sino a giovedì 24 maggio. Al congresso prendono parte in 800 tra ricercatori, medici, specialisti e volontari. Icar è organizzata sotto l’egida della Simit, Società italiana di malattie infettive e tropicali.

“Oltre alla trasmissione tra MSM, maschi che fanno sesso con maschi, il contagio dell’epatite A può avvenire tramite il consumo di molluschi crudi o poco cotti contaminati dal virus – spiega il Prof. Claudio M. Mastroianni, Direttore UOC Malattie Infettive, Latina – Sapienza Universita’ di Roma, Polo Pontino – e meno frequentemente attraverso il consumo di acqua non controllata o a seguito di viaggio in aree endemiche. Recentemente è stata segnalato anche un cluster epidemico in USA relativa al consumo di melograno”.

Complice quindi la sottovalutazione soprattutto da parte delle giovani generazioni che continuano ad ignorare l’uso dei preservativi, eccoci qui a parlare nuovamente di patologie che dovrebbero invece essere debellate da tempo.

Ma  al congresso non si è parlato solo di Epatite A: oltre ad Hiv e sifilide, che sono quelle che rappresentano ancora lo zoccolo duro, desta preoccupazione la gonorrea, che rappresenta la seconda più comune malattia a trasmissione sessuale batterica in Europa (oltre 75.000 casi confermati nel 2016).

L’allarme è dovuto alla diffusione di ceppi di gonococco resistenti agli antibiotici. A febbraio e marzo del 2018 sono stati riportati nel Regno Unito e in Australia i primi tre casi di infezione da Neisseria gonorrhoeae ampiamente resistente a tutti i farmaci.

Questi primi casi evidenziano la crescente minaccia rappresentata dalla gonorrea multi-resistente (MDR) e largamente resistente ai farmaci (XDR). L’allarme è dovuto alle pochissime alternative terapeutiche, mancanza di un vaccino e scarsa capacità di sorveglianza a livello nazionale e internazionale.

Infine non bisogna sottovalutare neppure le infezioni da Papilloma Virus che invece un vaccino, efficace, ce l’hanno, anche se purtroppo ancora troppo poco diffuso.

Tra le infezioni a trasmissione sessuale prevenibili con il vaccino – conclude il Prof. Mastroianni – va considerata l’infezione da papilloma virus (HPV), agente responsabile del cancro della cervice uterina, della vulva, della vagina di tumori dell’ano, del pene e del cavo orale. La campagna di vaccinazione contro l’HPV è indirizzata agli adolescenti di entrambi i sessi, preferibilmente intorno agli 11 e i 12 anni di età. In Italia la media nazionale di adesione alla vaccinazione anti-HPV è pari a circa il 70%. L’efficacia e la sicurezza del vaccino anti-HPV è stata recentemente confermata da una revisione della Cochrane che ha analizzato 26 studi 26 studi riguardanti un totale dei 73.428 ragazze adolescenti e donne. In Australia dopo una estesa campagna di vaccinazione nel decennio, tra il 2005 e il 2015, il tasso di HPV tra le donne di 18-24 anni e’ passato dal 22,7% all’1,1%. Tali risultati lasciano prevedere che nei prossimi 40 anno il cancro della cervice uterina non sarà più un problema di Salute pubblica in Australia”.

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