Curcuma, un alleato potentissimo contro le cellule cancerogene

Curcuma, un alleato potentissimo contro le cellule cancerogene

Utilizzata da sempre nei paesi orientali e solo recentemente diffusa anche qui da noi, la curcuma è l’ingrediente principale del curry e si ottiene dal rizoma essiccato e macinato della pianta di curcuma.

L’utilizzo di questa pianta sembra risalire alla cultura dei Vedas indiani, utilizzata come spezia e come simbolo religioso simboleggiante il sole.

Già nel 600 a.C. sembra essere menzionata in un trattato medico Assiro così come ritrovamenti archeologici in oriente riportano testimonianze incise con caratteri cuneiformi su pietra risalenti al 3000 a.C.

La curcumina è invece il pigmento giallo contenuta principalmente nella curcuma, dalla quale appunto prende il nome, e in misura minore nello zenzero.

Negli ultimi decenni si sono moltiplicati gli studi che ne hanno indgato gli effetti benefici sul copro umano.

I meccanismi d’azione della curcumina più descritti sono quelli di tipo antinfiammatorio inibitorio di COX-2 e 5-LOX (sintesi di prostaglandine e trombossani nel primo caso e leucotrieni nel secondo), delle citochine infiammatorie, e delle chinasi (PKA, PKC, CaM chinasi II).

Diversi studi suggeriscono  proprietà epatoprottettive e sull’apparato digerente. La curcumina sembra possedere una spiccata azione antiossidante sia a livello epatico che a livello intestinale: sembra ad esempio essere in grado di ridurre da un lato la deposizione di collagene nel fegato (ostacolando la degenerazione fibrosa del fegato), dall’altra, l’estratto secco sembra in grado di ridurre i livelli di idroperossidi ed acido tiobarbiturico nella mucosa intestinale (aumentando al contempo quelli di glutatione e superossido dismutasi).

Ma è la sua azione antitumorale quella certamente più indagata.

Uno studio condotto dai ricercatori dell’University of California di San Diego School ha messo in evidenza come la curcumina sia in grado di inibire l’enzima Dyrk2, che svolge un ruolo molto importante per quanto riguarda la proliferazione delle cellule tumorali.

La curcumina però è scarsamente solubile in acqua: fenomeno, questo, che invece è fondamentale per permettere alle sostanze di fluire all’interno del flusso sanguigno.

Gli studiosi dell’Università dell’Illinois sono però riusciti a combinarla con il platino, raggiungendo un ottimo risultato.

Secondo gli studiosi, la combinazione platino-curcumina uccide le cellule tumorali frammentandone il Dna.

Anche se i ricercatori hanno solo testato la somministrazione di curcumina, il contributo di questo studio al trattamento del tumore potrà avere nuovi effetti anche dalla probabilità che il metodo funzioni con altri farmaci. “Nella terapia del cancro – ha commentato Dipanjan Pan, docente di bioingegneria all’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign – una delle misure che vincola un certo numero di farmaci è la loro scarsa solubilità”.

Al momento, però, perché la curcumina possa essere realmente impiegata per la terapia delle patologie tumorali vi sono altri problemi relativi alla sua assunzione che devono essere risolti. Ad esempio si tratta di una sostanza che viene smaltita rapidamente da parte dell’organismo, per cui per poter svolgere una azione farmacologica andrebbe modificata in modo da rimanere nell’organismo il tempo necessario per poter esplicare i suoi effetti anti-tumorali.

“In generale, la curcumina viene espulsa dal corpo abbastanza velocemente. Perché sia un farmaco efficace, deve essere modificata per entrare nel flusso sanguigno e rimanere nel corpo abbastanza a lungo da colpire le cellule tumorali e da sola potrebbe non essere sufficiente rallentare il cancro nei pazienti umani”, si legge nello studio.

La squadra di Pan spera comunque che questa nuova scoperta possa portare alla produzione di una nuova generazione di farmaci capaci di colpire le cellule staminali tumorali e magari sconfiggere tumori che ad oggi resistono alle cure tradizionali.

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