Amebiasi, turista torna dalla Thailandia con un parassita insediato nel fegato

Amebiasi, turista torna dalla Thailandia con un parassita insediato nel fegato

agosto 7, 2018 0 Di PizzaNews

Viaggiare è una delle cose più belle del mondo: si scoprono paesi nuovi, realtà ben diverse da quelle che conosciamo, persone di etnie differenti, ma è risaputo che i viaggiatori corrono anche il rischio di contrarre diverse malattie.

Naturalmente ci sono paesi dove si rischia di più rispetto agli altri, e questi sono i paesi in cui le condizioni igienico-sanitarie sono più precarie.

Soprattutto nei paesi tropicali, se non si fa attenzione, è facile ammalarsi di colera, un’infezione intestinale acuta, causata da un batterio chiamato “vibrione del colera”.

Il vibrione produce una tossina che danneggia le cellule della mucosa intestinale ed altera la capacità di assorbimento delle sostanze nutritive e dei liquidi da parte dell’intestino. Il contagio avviene tramite ingestione di acqua o alimenti contaminati da materiale fecale di soggetti infetti.

In diversi paesi si è esposti anche al rischio della Febbre Gialla, una malattia causata dal virus del genere Flavivurs  (lo stesso a cui appartiene il virus della dengue) e trasmessa tramite puntura di zanzare infette del genere Aedes (lo stesso responsabile della dengue).

Per fortuna, di solito la malattia termina dopo 5 giorni, ma possono verificarsi delle ricadute annunciate da manifestazioni emorragiche (sangue dal naso, dalle gengive o dall’apparato gastrointestinale, insufficienza epatiche e renale) che non vanno sottovalutate.

Vittima di uno di questi parassiti è un 40enne di Treviso: l’uomo, rientrato nella Marca dopo un periodo di vacanza trascorso in Thailandia, si è sentito male poco dopo essere sceso dall’aereo ed è stato subito ricoverato nell’area chirurgica del Ca’ Foncello.

In gran parte dell’Africa, America Latina (soprattutto il bacino ammazzonico) ed Asia (specialmente le aree rurali del sud-est) è ancora diffusa e contagiosa la malaria, una malattia infettiva causata da parassiti chiamati plasmodi, veicolati all’uomo attraverso la puntura di zanzare Anopheles. Malattia già nota in antichità, la malaria è scomparsa dall’Italia negli anni ’50, ma causa ancora oggi 1 milione di morti all’anno nelle regioni sub-sahariane dell’Africa.

Nei paesi tropicali o sub-tropicali, con clima caldo-umido e cattive condizioni igienico-sanitarie si rischia di contrarre anche l’Amebiasi, nome che deriva dal parassita, l’ameba, che causa la malattia con manifestazioni intestinali ed extraintestinali.

La malattia si contrae a seguito di ingestione di acqua o alimenti contaminati da materiale fecale in cui sono presenti questi parassiti.

E lo sa bene un40 enne appena tornato da un viaggio nella fascia tropicale: l’uomo è infatti stato colpito da un ascesso del fegato da Ameba. Il parassita era entrato nel suo corpo attraverso il cibo contaminato mangiato in Thailandia.

Per fortuna la situazione, scoperta in modo celere, è sotto controllo e l’uomo non rischia la vita.

«Non ci sono preoccupazioni. Le sue condizioni sono buone e in costante miglioramento. Queste sono patologie che emergono raramente qui da noi. Ma vanno comunque sempre tenute in considerazione», ha dichiarato Pier Giorgio Scotton, primario dell’unità di Malattie infettive del Ca’ Foncello.

In linea di massima, l’incubazione della parassitosi è di circa 7-28 giorni e la durata dei sintomi, nella maggior parte dei casi, è di circa due settimane.

La maggioranza dei soggetti infettati non ha sintomi, mentre la malattia si manifesta solo nel 10 – 20% dei soggetti aggrediti dal parassita.

La prognosi è in genere buona, la malattia dura circa 2 settimane, ma può recidivare in assenza di trattamento.

Ricordiamo che in Veneto, nelle scorse settimane, sono stati isolati altri due casi di virus tropicali, in particolare di contagio del virus Dengue.

Ma come per l’ameba, anche nel caso della Dengue non c’è rischio di contagio: quest’ultimo virus infatti si trasmette solamente attraverso il morso di zanzare infette e nelle aree in cui vivono i pazienti sono state fatte opere di disinfestazione proprio per le zanzare tigre.