Sylvester Stallone incanta Cannes portando il suo ottimismo
Sylvester Stallone incanta Cannes portando il suo ottimismo

Tra gli ospiti più attesa alla Kermesse, nelle scorse ore Sylvester Stallone è arrivato a Cannes, svelando le prime immagini di Rambo V – Last Blood, quinto e ultimo capitolo della saga.

La pellicola sarà diretta da Adrian Grunberg ed uscirà nei cinema Usa il 20 settembre, mentre in Italia arriverà in autunno distribuito da da Notorious Pictures.
Nonostante i suoi 73 anni e qualche intervento estetico magari di troppo, Stallone sembra sempre lo stesso ragazzino di decenni addietro, capace di estasiare il pubblico con le sue interpretazioni e di provocare una immediata standing ovation al suo ingresso.

“È bellissimo essere qui, era tanto tempo che non tornavo. Mi piace l’energia che mi avete dato in questa carriera così lunga”, esordisce dinanzi al pubblico che lo acclama, ed insieme al quale ripercorre tutta la sua straordinaria carriera.

L’attore ritorna al 1976 quando il successo arriva inaspettato con l’Oscar per il primo Rocky:

“La ragione del successo? Forse il fatto che in un momento così difficile, mentre uscivano titoli come Taxi Driver e Tutti gli uomini del presidente, io da quell’ingenuo che ero ho fatto un film ottimista, su un uomo che non molla, un ragazzo che grazie all’incontro con una donna rinasce. È un pugile ma avrebbe potuto essere un panettiere o uno che aggiustava biciclette. Ma certo la boxe era una metafora forte perché tutti nel mondo, uomini e donne, sanno cosa significa lottare contro la paura, la solitudine, il fallimento. Non bisogna mai mettersi al di sopra delle proprie storie e dei propri personaggi”, ha quindi spiegato.

Poi azzarda un paragone tra i suoi personaggi più celebri: “Rambo è la parte pessimista, dove Rocky è ottimista. Nel libro è un Frankenstein, un uomo che alla fine della storia si uccide per la macchina da violenza che è diventata. Io volevo qualcosa di diverso, quando sono arrivati a me per trovare il protagonista ero l’11esima scelta, nessuno lo voleva fare. Io ho accettato però ho proposto di non farne un mostro, di farne un figlio rigettato dalla sua stessa madre, l’America”.

Naturalmente non tutti i suoi film sono stati successi: “Rocky V, nel 1990, è stato un disastro, ero depresso, la mia carriera a picco, non ricevevo più telefonate, poi dopo 16 anni il nuovo Rocky Balboa mi ha rimesso in pista, ma ho molti rimpianti soprattutto rispetto a tanti film di scarsa qualità che ho fatto con il pilota automatico. A volte capita di rivederli e sentire mia figlia che mi dice ‘ma che robaccia è?’ ecco in quei casi spengo subito la tv”.

Ma la sua carriera non è finita, anzi ci sono molte storie da raccontare ancora:

“Ho chiuso con la saga di Creed ma ho un’idea per un nuovo Rocky. Mi piacerebbe ritrovarlo fuori dagli USA, in un territorio che non conosce. E affiancarlo a un migrante. Mi piacerebbe proprio raccontare una storia nuova e fare un film di Rocky diverso. Ma non credo che avverrà mai. Piuttosto custodisco ancora le due tartarughe del primo Rocky. Oggi Tarta e Ruga hanno 55 anni. Forse dovrei fare un altro Rocky e unirmi a loro nella boccia. Sono i miei unici amici rimasti. Sono morti tutti, tranne loro!”.

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