Lussazione della clavicola, trovato un medico disposto a operare il giovane Salvatore

Lussazione della clavicola, trovato un medico disposto a operare il giovane Salvatore

luglio 28, 2018 0 Di PizzaNews

La lussazione della clavicola consiste nella rottura più o meno completa di alcuni fasci legamentosi che mantengono uniti i capi contrapposti dell’acromion e della clavicola. La conseguenza è una dislocazione verso l’alto della clavicola che si associa a dolore ed impossibilità a muovere la spalla.

Le lesioni dell’articolazione acromion-claveare vengono classificate sia in relazione all’entità della rottura legamentosa (andando dalla lesione incompleta  a quella completa) che in base alla direzione della dislocazione della clavicola, dando origine a diversi quadri diagnostici.

Solo una radiografia o un’ecografia possono evidenziare eventuali lesioni legamentose, mentre la risonanza magnetica mette in evidenza eventuali lesioni capsulo legamentose associate.

I sintomi della lussazione della clavicola riguardano principalmente il fortissimo dolore avvertito dal paziente, la deformità del profilo acromion-claveare, la conseguente contrattura antalgica della muscolatura e l’impossibilità o la forte difficoltà a muovere la spalla.

Generalmente i medici affrontano le lussazioni con l’immobilizzazione dell’articolazione per circa 20 giorni, in modo da riallineare le articolazioni e permettergli di “saldarsi” in modo corretto. In seguito è necessario seguire un periodo di riabilitazione per il recupero della forza e dei movimenti.

Nei casi più gravi, i lembi articolari devono essere riavvicinati tramite intervento chirurgico, a cui far seguire un trattamento riabilitativo: questo è il caso di un giovane milanese che però, per giorni, si è visto rifiutare da tutti gli ospedali, per la particolarità del suo caso, che avrebbe addirittura potuto costargli la vita.

Salvatore Pezzano ha avuto un incidente mentre giocava a calcio che gli ha provocato una rarissima forma di lussazione alla clavicola, come ha raccontato lui stesso in un post su Facebook, grazie al quale tutti hanno potuto conoscere la sua storia.

L’infortunio è avvenuto il 2 maggio quando un avversario è franato addosso a Salvatore durante un contrasto. Trasportato in ambulanza al pronto soccorso gli è stata riscontrata una grave lesione sterno claveare, con la clavicola che si è spostata insaccandosi nello sterno, a pochi centimetri dall’aorta. Una posizione pericolosa che finora ha scoraggiato tutti i medici: “Non si può operare”.

“Ho girato molti medici e ospedali a Milano e altre regioni – ha spiegato Salvatore – ma nessuno se la sente di fare questo intervento perché è rischiosissimo, oltre ad essere rarissimo, ci saranno 10 casi in tutta Italia”. Il rischio di morte, spiega Salvatore senza giri di parole, è “alto”, insieme a quello di “perdere la mobilità del braccio legati all’intervento, ma rimanere in queste condizioni essendosi posizionata la clavicola a soli 7 millimetri dall’aorta è altrettanto grave, in quanto basta un brutto colpo e ci rimango secco, non essendo salda in questa posizione”.

Il giovane si è quindi affidato ai social per chiedere aiuto e trovare qualcuno che possa intervenire: proprio in queste ore è arrivata la prima risposta positiva, riaccendendo la speranza del giovane.

Nello specifico, un chirurgo vascolare e un ortopedico dell’ospedale di Perugia, dopo aver appreso del caso dai mezzi d’informazione, hanno annunciato: “siamo in grado e pronti a intervenire”.

Massimo Lenti, direttore della chirurgia vascolare, e Antonello Panti, dell’equipe di ortopedia (guidata da Auro Caraffa), hanno annunciato attraverso l’ufficio stampa del Santa Maria della Misericordia: “Venga da noi e lo opereremo”.

I sanitari, che si sono già raccordati tra loro, si sono informati della situazione attraverso i mezzi d’informazione e hanno sostenuto di essersi occupati “anche di casi più complicati”.

“Abbiamo sempre avuto – hanno aggiunto – un’ottima riuscita degli interventi. Abbiamo la competenza e l’esperienza per affrontare questo caso specifico. E – hanno concluso – siamo pronti a intervenire”.